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Luoghi magici di Napoli

Tra le tracce dei templari ai segni di culti lasciati da maghi, alchimisti ed egizi

da € 790,00
Durata: 5      
Località: Napoli      
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Luoghi magici di Napoli

Tra le tracce dei templari ai segni di culti lasciati da maghi, alchimisti ed egizi

La città di Napoli, nota a tutti per la sua bellezza ed il suo calore, con il clima sempre mite, il mare, il Vesuvio ed il suo street food famoso in tutto il mondo per la sua bontà, è da sempre legata a miti e leggende “terrificanti” risalenti a tempi antichi: dalle tracce lasciate dai Templari, ai segni occulti e misteriosi dei sacerdoti di antichi culti esoterici egizi, da maghi e da alchimisti.


Tappe consigliate:


1) Castel Dell’Ovo

La prima location più significativa di tutta la Napoli magica ed esoterica è il Castel Dell’Ovo, il castello più antico della città di Napoli nonché uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo, situato sull’isolotto di tufo di Megaride unito alla terraferma da un sottile istmo di roccia, raggiungibile dal lungomare di Mergellina. Fu fatto costruire dal re normanno Guglielmo I, detto il Malo, ed ha la forma di una fortezza, con le guglie in pietra di tufo, i sotterranei profondi, ed i cannoni puntati ai quattro angoli. Dalla sua sommità è possibile vedere tutta la città di Napoli: da Posillipo al Vesuvio fino alla collina di Capodimonte dove è possibile scrutare il Castel Sant’Elmo. Secondo una leggenda, che circolava già nel 300 d.C., ai sotterranei del Castel Dell’Ovo è legata la magia nera del Mago Virgilio, che usava pozioni magiche ed incantesimi per proteggere la città. La magia di Virgilio era così potente che i Napoletani fino all’età medievale consideravano il poeta quale protettore della città, fino a quando la chiesa, per eliminare ogni forma di paganesimo, lo sostituì con San Gennaro. Si narra che il poeta fece murare nei sotterranei del castello un uovo deposto in una caraffa di vetro, al quale legò le sorti non solo del castello ma anche della stessa città di Napoli. Il castello prese così il nome di “castello dell’Ovo” e fin quando l’uovo giace al sicuro tra le sue fondamenta, la città di Napoli non corre pericoli.


2) Cimitero delle Fontanelle

Molto suggestivo poi il Cimitero delle Fontanelle, una cava di tufo nel Rione Sanità di Napoli nella quale, a partire dalla pestilenza del 1656, vennero ospitati i poveri resti delle vittime dell’epidemia. Ad esso è legato il rito delle “capuzzelle”, ossia l’usanza di adottare il cranio di uno dei morti di identità ignota al quale chiedere servigi e favori, come se fosse un membro della famiglia. La capuzzella da quel momento diveniva parte integrante della famiglia e le venivano riservate cure e preghiere. I teschi venivano lavati, adorati e sistemati in cassettine di legno o di vetro, come se fossero di proprietà. I devoti sceglievano un teschio, lo pulivano e costruivano un altarino con lumini e rosari. Iniziavano a pregare per l’anima prescelta che, attraverso il sogno, si manifestava. Lo spirito chiedeva che gli venissero rivolte delle preghiere per alleviare le pene del purgatorio. Il devoto, una volta tornato al Cimitero delle Fontanelle, abbelliva ancora di più l’altare, continuava a pregare e, in cambio, chiedeva una grazia. Gran parte dei napoletani credevano al culto della “capuzzella” ed adottavano un teschio per rivolgergli preghiere in cambio di una grazia. Se la grazia avveniva, il teschio veniva posto in un luogo più protetto. Se la grazia non arrivava, se ne sceglieva un altro con il quale si iniziava la stessa trafila. In questo ossario è quindi possibile capire il rapporto che i napoletani hanno con la religione, la morte, i defunti, il destino, il lotto, la fortuna. Alcuni dei crani del Cimitero delle Fontanelle sono diventati “famosi” tra i Napoletani: per esempio il teschio del Capitano, attorno al quale ruotano diverse leggende, e quello di Donna Concetta, chiamato ‘A capa che suda perché è sempre lucido e non si impolvera mai, a differenza di altri teschi del cimitero… Oggi il culto dei morti è vietato dalla città di Napoli, ma molti continuano a crederci ed a lasciare preghiere e fiori alla “capuzzella”.


3) La chiesa delle anime del Purgatorio di arco

La Chiesa delle Anime del Purgatorio di Arco, gioiello del XVII secolo, eretto in pieno fervore controriformistico, situata in Via dei Tribunali proprio pochi metri più avanti della celebre pizzeria Sorbillo, sullo stesso lato di Via Tribunali e legata al culto delle “anime pezzentelle”. La si riconosce facilmente perchè all’esterno ci sono due colonne con sopra dei teschi di bronzo con le tibie incrociate ed una grata al centro dalla quale sporgono dei fiori. Rappresenta un luogo di culto fondamentale per i Napoletani, che fin dal Seicento si fermavano qui dopo la meditatio mortis offerta dalla visione del cimitero sottostante. La chiesa fu eretta nel 1616 su incarico di alcune famiglie nobili napoletane per farne un luogo di sepoltura e fu dedicata al culto delle anime del Purgatorio “anime pezzentelle”, in modo che dopo la morte si potesse rendere più breve il soggiorno in quel luogo che impediva la riconciliazione con il Signore. Le “anime pezzentelle” sono le anime dei morti abbandonati, che vagano nel Purgatorio alla ricerca della pace eterna ed i cui teschi vengono “adottati” dai napoletani, proprio come nel Cimitero delle Fontanelle, con la differenza che qui il culto viene praticato in una chiesa ed ancora oggi ci sono molti fedeli che scendono lì a pregare. Nell’Ipogeo della chiesa, a cui si arriva tramite una botola, esistono lungo le pareti diverse nicchie e altarini. Le visite guidate si effettuano solo la mattina. Scendiamo nei sotterranei attraverso una scalinata e ci imbattiamo nel famoso teschio con il velo da sposa, a cui ancora oggi le giovani donne in cerca di marito rivolgono le loro preghiere. “Cara Lucia, fa che il mio sogno si avveri e trovi la serenità”, “principessa Lucia, fa uscire mio marito al più presto”, “ Cara Principessa Lucia abbiamo saputo della tua esistenza solo stasera, sappiamo dei tuoi miracoli e prodigi…”  sono solo alcuni dei messaggi lasciati su bigliettini anonimi accanto alla “capuzzella”. Lucia, non è una santa, ma è come se lo fosse. Secondo la leggenda, si tratterebbe di Lucia D’Amore, figlia del principe di Ruffano, data in sposa al marchese Giacomo Santomago, ma che non sia mai riuscita a sposarsi. Secondo alcuni sarebbe morta subito prima, secondo altri, subito dopo. Resta evidente che, non essendo stato consumato il rito di passaggio dell’unione matrimoniale, il suo teschio, sia stato conservato ancora con il velo da sposa. Lucia è così diventata una luce di speranza per tutte quelle donne che desiderano trovare l’uomo della propria vita per sposarsi.


4) Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta

Continuando il tour lungo Via Tribunali, fermatevi nei pressi di Piazza Luigi Miraglia per visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta. Questa chiesa sorge sui resti di un antico tempio greco-romano di Diana, divinità femminile a cui le donne si rivolgevano per ottenere parti non dolorosi. Qui officiavano le sacerdotesse, dette janare dal nome della dea, che furono accusate di stregoneria e messe al bando dalla Chiesa Cattolica, perché ritenute capaci di invocare il Diavolo, che si dice terrorizzasse i passanti travestito da enorme maiale. Così, nel 533 il vescovo Pomponio, per scacciare il demonio, fece edificare l’attuale chiesa sul tempio di Diana nel punto esatto in cui si trovava la famosa Pietra Santa proveniente dalla chiesa di Santa Maria Maggiore di Sion, da cui la chiesa prende il nome e portata a Napoli da pellegrini da Gerusalemme. I segni dell’antico tempio sono visibili ancora oggi sul campanile, unico a Napoli nel suo genere architettonico, che incorpora colonne e muri greci e romani preesistenti e che riportano figure care agli antichi ermetisti medioevali. Ciò che però rende questa chiesa interessante nel nostro tour della Napoli esoterica, sono i sotterranei, che testimoniano il passaggio dei Cavalieri Templari a Napoli. Sotto la chiesa sono state trovate dodici croci templari incise sulle pareti, disposte in modo da delimitare il perimetro di un percorso sotterraneo. È stata rinvenuta anche una croce latina a triangolo rovesciato che ricorda la coppa di Cristo che contiene il soma, la bevanda dell’immortalità, il Santo Graal.


5) Napoli sotterranea e il “munaciello”

Sotto la città di Napoli esiste un’altra città, sotterranea, un tempo caratterizzata dagli acquedotti e successivamente divenuta luogo di accoglienza durante la seconda Guerra Mondiale. Fondamentali per la storia della città sono, infatti, le sue cave di tufo, che hanno fornito il materiale con cui costruire le case e che hanno presto rappresentato un nascondiglio sicuro per gli abitanti in momenti difficili. Una città gemella sotto la città nata a forza di levare mattoni di tufo per la costruzione delle case sovrastanti, caratterizzata da grotte chilometriche, pozzi profondi, grandiose caverne e sorprendenti catacombe, spesso teatro di eventi magici ed esoterici. Mentre scendiamo nel sottosuolo, sembra quasi di fare un viaggio nel tempo attraverso diverse epoche storiche: Borboni, Aragonesi, Angioini, Romani, Greci… Il percorso è davvero avvincente. In alcune cisterne ci sono delle scritte vicino a muri risalenti alla seconda guerra mondiale, quando i sotterranei di Napoli furono usati come rifugio anti aereo. In alcuni angoli si trovano ancora resti di giocattoli antichi, appartenuti a qualche bambino che ha trascorso la sua infanzia lì sotto.


6) Chiesa di Santa Chiara 

Se per alcuni fantasmi c’è una spiegazione logica, altri pare che realmente si aggirino tra i vicoli di Napoli. Tra questi c’è Giovanna D’Angiò, regina di Napoli, assassinata nel 1382 da quattro sicari per ordine di Carlo III di Durazzo per motivazioni legate all’eredità del trono. Pare che non abbia trovato pace e che ancora oggi è possibile percepire il suo fantasma nel Monastero di Santa Chiara, la cittadella francescana voluta da re Roberto d’Angiò e da sua moglie Sancia di Maiorca nel 1310. La regina morì scomunicata per cui non poteva essere inumata in terra santa. Le sue spoglie furono prima tumulate nella sacrestia di Santa Chiara e poi buttate in una fossa comune coperta da una lastra di marmo vicino all’ingresso del chiostro, motivo per cui vaghi ancora in cerca di sollievo e conforto. Si dice che chi la incrocia sul proprio cammino riuscendo ad ammirare il suo sguardo triste ed il suo volto madido di lacrime e disturba la sua preghiera, può morire istantaneamente. Non dimenticate di visitare il bellissimo Chiostro delle Clarisse, con le sue maioliche ritraenti scene campestri e di festa, dove ogni anno avviene anche uno dei numerosi fenomeni di liquefazione del sangue noti in città, il sangue del martire Santo Stefano, che però non è puntuale come quella di San Gennaro e non sempre si verifica.


7) Chiesa del Gesù Nuovo

Uscendo dal chiostro di Santa Chiara, fermatevi in Piazza del Gesù Nuovo ad ammirare la chiesa del Gesù Nuovo, capolavoro dell’arte barocca che nei secoli ha sedotto studiosi e viaggiatori, la cui facciata a punta di diamante conserva ancora qualche mistero, come gli strani graffiti presenti sulle pietre di piperno che nascondono il pentagramma di un madrigale. Un pentagramma a cielo aperto, con una musica scolpita nella facciata e finalmente decifrata da uno storico dell’arte, Vincenzo De Pasquale, 55 anni, con la passione per il misterioso Rinascimento napoletano. Dalle indagini dello studioso, i segni che sono incisi sul bugnato della facciata del Gesù Nuovo non sono altro che la partitura di un concerto per strumenti a plettro (mandole e affini). Infatti a osservare bene le pietre nere vulcaniche si scoprono dei segni di circa dieci centimetri che rappresentano delle lettere aramaiche, la lingua parlata da Gesù. Sono solo sette segni e ognuno corrisponde a una delle note. Lette in sequenza da destra a sinistra, guardando la chiesa, dall’edificio del liceo pedagogico Fonseca a quello del liceo classico Genovesi, e dal basso verso l’altro, le incisioni, tradotte in note, compongono una musica della durata di quasi tre quarti d’ora il cui significato è ancora ignoto.


8) Palazzo Donn’Anna

Anche Palazzo Donn’Anna a Posillipo, palazzo monumentale del XVII secolo, nonché uno dei più celebri palazzi di Napoli, è legato a Giovanna D’Angiò. L’edificio rimasto incompiuto assunse lo spettacolare fascino di una rovina antica confusa fra i resti delle ville romane che caratterizzano il litorale di Posillipo e fra gli anfratti delle grotte, che si regge in piedi nonostante gli manchi un pezzo. Nell’interno, di notevole interesse è il teatro, aperto verso il mare e dal quale si gode un bel panorama della città partenopea, sede della Fondazione culturale Ezio De Felice. Nelle credenze popolari Donn’Anna viene confusa con la famosa e discussa regina Giovanna d’Angiò che qui avrebbe incontrato i suoi giovani amanti, scelti fra prestanti pescatori e con i quali trascorreva appassionate notti di amore, per poi ammazzarli all’alba facendoli precipitare dal palazzo; la leggenda vuole che le anime di questi sventurati giovanotti tuttora si aggirino nei sotterranei dell’antica dimora, affacciandosi al mare ed emettendo lamenti.


9) La maledizione della Gaiola

La Gaiola è una delle isole minori di Napoli, si trova proprio di fronte alla famosissima Posillipo nel cuore del “Parco sommerso di Gaiola”, un’area marina protetta che si estende su una superficie di 41,6 ettari dal pittoresco borgo di Marechiaro sino alla splendida Baia di Trentaremi. Un’isola i cui misteri hanno radici agli inizi del XIX secolo, quando era abitata dal vecchio Publio Vedio Pollione, un uomo misterioso, di cui si narra che allevasse le murene in vasche scavate nel tufo ed alle quali dava in pasto, di tanto in tanto, qualche suo schiavo particolarmente maldestro. Tutto ciò ha contribuito a rafforzare i miti negativi su questo luogo. Si dice, infatti, che la Gaiola sia circondata da una maledizione legata al Mago Virgilio, il cui maleficio sarebbe diretto verso chiunque permanga per troppo tempo sull’isola, portando presagi di morte improvvisa ed eventi nefasti.  Fino al XIX secolo, accanto all’isola della Gaiola, era ben visibile un edificio romano semisommerso chiamato la Scuola di Virgilio, dove il vate insegnava arti magiche. Alcuni pensano che lo specchio d’acqua intorno all’isola sia stato inquinato proprio dai resti delle pozioni create lì dal potente mago. Fatto sta, che all’isola sono collegati numerosi eventi davvero inquietanti.


10) Cappella San Severo

La Cappella di Sansevero è uno degli edifici più belli di Napoli, custode di misteri che ancora oggi non cessano di interrogare gli studiosi. La sua storia è legata a Raimondo di Sangro in persona, noto per essere un inventore geniale dedito all’alchimia, legato ad ambienti occulti e alle più alte sfere di una potente loggia massoniche, che volle riempire l’edificio di opere intrise di significati esoterici, tra cui anche la Cabala. Era un uomo bizzarro. Gli piaceva giocare componendo corpi con teschi ed ossa umane. I narratori peggiori dicono di averlo addirittura visto costruire poltrone con ossa umane e pelle di cardinali. Lo si percepisce entrando della Cappella San Severo, uno degli edifici più belli di Napoli, da lui fatta interamente affrescare, custode di misteri irrisolti che ancora oggi non cessano di interrogare gli studiosi di tutto il mondo. La cappella è situata nel centro storico di Napoli, alle spalle di Piazza del Gesù, nei pressi del Conservatorio. Non è raro trovare una lunga coda di turisti giunti per ammirare il celebre Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, la scultura di un Cristo steso su letto di morte coperto da un velo, così realistico al punto che molti suppongano che sia opera di magia nera e che si tratti di un uomo vero fatto pietrificare da Raimondo di Sangro attraverso un misterioso processo di marmorizzazione. Del resto, tutti a Napoli sanno che Raimondo di Sangro era non solo dedito all’alchimia, ma anche legato agli ambienti occulti ed alle più alte sfere della massoneria e che lavorasse accompagnato da Giuseppe Salerno, un celebre anatomista palermitano dell’epoca.


Disponibile estensione mare e/o visita Pompei ed Ercolano